Blockbuster

Al Blockbuster I film mi conviene comprarli, perché spesso me li dimentico e non c’è uno sconto per i cazzoni come me. Ma non dico le versioni normali: la spesa mi converrebbe anche comprando il cofanetto extra special director’s cut final edition di ognuno. Per via dei miei mirabolanti ritardi, potrei pagare un film 100 € come ridere… Senza contare il fatto che pago anche quando li porto in tempo, ne sono certo.
Blockbuster è una roulette russa. Quando affitti un film e gli passi la tessera ti senti come quando dai patente e libretto ai caramba.
Non sai mai se quella pistoletta che legge il bar-code ti lascerà passare incolume.
“Ha un ritardo…”, ti dice il tipo con un sorrisetto.
“Ma io non me lo ricordo…”
” E invece c’è: due euro e cinquanta.”
“Mah, vabbé…”
Il bello del Blockbuster è che non puoi dimostrargli il contrario. Non ti lasciano una ricevuta quando gli riporti il film. Lo infili in quella grande buca delle lettere e vaffanculo, da lì in poi devi sperare di non stargli sui coglioni.
Io, ovviamente, gli sto sui coglioni. C’è un ritardo. C’è un ritardo. C’è un ritardo.
Ma un giorno la prova la faccio: entro, affitto un film, esco e lo imbuco subito. Poi torno dopo tre mesi, porgo la tessera e aspetto di sentire “C’è un ritardo”.

Inoltre un sacco di volte i DVD sono danneggiati alla fine del film. Vi è mai capitato? Mica all’inizio o dopo un quarto di film… Alla fine! Alla fine, cazzo! Qualche tempo fa mi è successo per tre volte di fila. Un’ora e quanranta di film per poi non sapere come va a finire. Sì, ok, il giorno dopo te lo sostituiscono, ma fino al giorno dopo io che cazzo faccio? Passo la notte insonne per la rabbia, ecco che faccio.

Comunque la tessera l’ho disdetta. Non posso concepire un posto così grande pieno di film e senza nemmeno un porno. Almeno i classici.

Cinema & TV, Cose mie

Ceccherini, vai in pace

L’altra sera, tra Aceto che dava del fallito a Den Harrow, tra le belle poppe di Sara Tommasi viste in un pertinente backstage del suo calendario, tra le altrettanto belle tette di una Maurizia Cacciatori vestita con un lungo collant, all’Isola dei Famosi è successa una cosa gravissima per i nostri bambini, svegli a mezzanotte di fronte a questo programma: Massimo Ceccherini, stanco e affamato, dopo aver visto un piatto di spaghetti con polpette che non poteva avere, fuori dallo studio e non sapendo d’essere ascoltato, ha bestemmiato.

Ovviamente: il finimondo. Espulso dall’isola, costretto alle scuse, scandali e controscandali.
Bé, in effetti la tv pubblica non può mostrare ai bambini svegli a mezzanotte e alla brava gente un essere umano che, al limite, commette degli errori. Una persona vera.

Sia chiaro: comprendo benissimo che una bestemmia è un modo poco elegante di presentarsi al prossimo, in special modo a quello credente. Ma che si discuta di ripulire la tv dalle porcherie che turbano i nostri bimbi e la brava gente, mentre per tutto il giorno gli sbattiamo in faccia, per fare un esempio a caso, pubblicità di dolci industriali, bibite edulcorate, E 133 blu brillante, E 621 glutammato monosodico, E 104 giallo di chinolina, E 951 aspartame…

Sono certo di essere in compagnia dello stesso Dio se, da utente, perdono Ceccherini. E’ uno dei personaggi meno volgari e meno falsi che ho visto passare nel rettangolo luminoso negli ultimi anni.

Cinema & TV

Docce chiare, docce scure

Cosa sta succedendo? Una volta mettevano le donne nude in qualsiasi pubblicità. Un rasoio? Donna nuda. Del sigillante al silicone? Donna nuda. Tonno in scatola? Donna nuda. Donna nuda e pubblicità. Certo, era una cosa deplorevole, una mercificazione del gentil sesso, l’ennesima esternazione del maschilismo mai defunto, un manifesto della donna oggetto (eccetera, sfumando).

Ma sempre meglio di questa invasione di stitiche! MA BASTA! La Marcuzzi non caga per secoli, si droga di yogurt, poi ogni volta che sto pranzando o cenando me la trovo in televisione a raccontarmi che finalmente si è scaricata, glielo dice a delle amiche, cagano anche loro… Natalia Estrada ci fa sapere che combatte la ritenzione idrica con un ottimo prodotto. Eh, prima non pisciava più, ma adesso è una fontana. E olè!
E la Chiabotto è pulita dentro e bella fuori, ché piscia alla grande, anzi fa plin plin. Altro spot, altra corsa. Due belle figliole si parlano… e si stanno raccontando come sistemare lo stomaco, come rimettere in moto la forza cagatriche che nelle donne, si sa, non sempre ha gli impeti maschili. Ma fatti questi corn flakes mattutini con dentro le fibre e il fluido della cagarella e vedrai che spettacolo, deiezioni a non finireDici davvero? Provo subito, perché da alcune settimane

Un tempo vedevo la Marcuzzi e me la immaginavo nuda, memore di calendari e servizi su riviste patinate, adesso me la vedo seduta sul water con i denti stretti e le vene del collo tirate mentre caga di gusto dopo un secolo di astinenza.

Quando proprio va bene, hanno un fastidioso prurito vaginale. O si pisciano addosso.

Cinema & TV, Cose mie

Par condicio reale

La par condicio televisiva dovrebbero farla su tutte le cose. Per esempio: la pubblicità. Ogni volta che trasmettono uno spot con i biscottini pieni di energia o le fette biscottate dell’ammore con la famiglia tipica del Mulino (padre figo, madre figa che sembra più giovane dei figli e figli fighi, in una casa figa e tutti felici e pettinati alle sette del mattino, sorridenti e danzanti baci abbracci e imboccamenti di fette spalmate al burro fresco della vacca Lola), dovrebbero mandarne in onda uno con un risveglio più credibile e reale.

Una roba così:

Interno giorno. Una sveglia in primissimo piano sta suonando. Le lancette indicano le 6.45. Una mano schiaccia con forza il bottone per fare spegnere la sveglia.
Campo lungo.
Una luce opalina filtra dalle tapparelle. Una donna in vestaglia, assonnata, i capelli tutti appiccicati alla testa da un lato, si sta avvicinando a noi. Sta sbadigliando e ha uno dei due calzini di spugna abbassato.
Dietro di lei c’è un letto, con dentro un uomo arrotolato nelle coperte. Per terra, di fianco, ci sono i suoi calzini, buttati lì prima di andare a dormire, la sera prima.
Mentre lei è quasi fuori dalla stanza, vicinissima alla telecamera, lo sentiamo scoreggiare.
Primo piano della donna, che dice: “Alzati, sono quasi le sette.”

Adesso siamo in cucina. Lei è di fronte al fornello, dove da un bollitore inizia a uscire del vapore. Sbadiglia spalancando completamente la bocca, senza alcuna mano davanti.
Lui sta rovistando nella credenza con una mano, mentre con l’altra si gratta le palle da sopra al pigiama di due misure meno, ricordo degli anni passati.

Dettaglio sulla sua mano che rovista tra pacchetti di fette biscottate, grissini e pacchi di zucchero e sale.
Lei (fuori campo): Zucchero tre cucchiaini?
Lui: Eh? Sì. Ma i biscotti?
Lei (fuori campo): Quali biscotti?
Lui: I frollini, cazzo. I soliti merdosi frollini che mangio da dieci anni!
Ora sono inquadrati insieme, di profilo. Lei guarda lui e viceversa.
Lei: Sono finiti ieri. Segnali sulla lista della spesa.
Lui: Come cazzo è che i frollini finiscono sempre, eh? A intervalli regolari. Te lo dico io perché. Perché non gli diamo abbastanza importanza. Non se ne fa una scorta, come di cartigienica per esempio. Negli ultimi vent’anni ti ricordi una sola volta nella quale non avevi la cartigienica per pulirti il culo? Eh? E i frollini?!

Appare una scritta a centro video: COLAZIONE CANONICA, PER LA TUA SOLITA GIORNATA DI MERDA.

Cinema & TV, Cose mie

Cinema

Be’, devo confessare che non vedo l’ora di essere seduto nel
mio cinema preferito
a gustarmi Star Wars III.

A molti questa seconda trilogia (che poi sarebbe la prima, cronologicamente parlando) non è piaciuta. A me sì. Non è un film: è un giro in giostra. Andare a vedere Star Wars è un po’ come andare a DisneyLand e provare le giostre più fighe.

Insomma, io adoro il cinema in quanto luogo di intrattenimento prima ancora che per tutto il resto. Per l’impegno ho la necessità delle mura domestiche, perché sono invecchiato e inacidito e qualunque brusio mi disturba, quindi non posso vivere il cinema come un luogo nel quale assorbire i colori di Kieslowski, ma come uno svago disimpegnato.

In questa ottica, Guerre Stellari è il cinema…
Anzi, ne è una parte. Perché il cinema, o andare al cinema, per essere precisi, è composto anche dal cinema stesso. Dagli stabili che contengono gli schermi, possibilmente giganti.
Quelli strafighi, con le poltrone comode e l’appoggia bicchiere per sistemarci una coca grande e il THX messo giù come si deve, che quando il film parte ti fa tremare lo stomaco per quanto pompa. Con il THX a vibrare come si deve, non ce ne sono di brutti film. Mi viene in mente per esempio Armageddon, quella immane cazzata dove Bruce Willis (mitico Bruce, comunque) e la sua squadra di trivellazione vanno a salvare il mondo ficcando una bomba atomica nel meteorite che sta arrivando a cancellarci tutti… Be’, mentre quel sonoro mi fischiava nelle orecchie credevo di essere di fronte al capolavoro assoluto.
Non mi stupisco che poi la gente abbia battuto le mani. Quando il vecchio Bruce dona il culo e si fa saltare per aria in dolby sorround con tutto l’asteroide l’applauso è quasi scontato, no? Non mi stupisco.

Ma non lo capisco. Voglio dire, per quale misterioso motivo la gente può voler battere le mani ai titoli di coda su uno schermo? A chi la esternano la loro approvazione, al muro?

Vabbé. Comunque restiamo fermi sul cinema. Io più di tutto amo i trailers all’inizio. Dio, li adoro. Se inizia subito il film e non ci sono stati i trailers divento matto, mi incazzo. Sono una parte fondamentale nel rito dell’andare al cinema. Poltrona comoda, coca, pop corn o caramelline gommose… Quelle a forma di pesce o coccodrillo o serpentello… e un bel prossimamente sul grande schermo.

I trailers dei film che verranno sono sempre leggermente più belli di quello che stai per guardare, perché c’è una concentrazione delle scene migliori. Ci sono quelli per i quali dici “Ah, figo questo, voglio proprio vederlo” e poi non lo vedrai mai. E ci sono quelli che ti mostrano per intero lo schema del film, dall’inizio alla fine, e ti passa la voglia di vederlo perché tanto ormai sai già tutto…

Poi il silenzio di qualche secondo. C’è un attimo di buio, un ultimo brusio della gente seduta, una manciata finale di pop corn messi in bocca, consumati di fretta per concentrare tutto il rumore della masticazione prima che inizi il film… poi a film iniziato si potranno mettere in bocca soltanto in scene rumorose per non disturbare… altro valido motivo per amare Star Wars, che è tutto un PEOWN PEOWN BONG SBAM FISS FISS BANG ZIP…
L’altra sera sono andato a vedere The Final Cut con questo sacchetto di poc corn in dimensione SUPERSIZE e per tutto lo stramaledetto film non c’è stato un colpo d’audio massiccio, mi sono dovuto mettere in bocca un pop corn ogni dieci minuti e farlo sciogliere, anziché masticarlo, per non essere io la colonna sonora del film… CRUNCH CRUNCH CRUNCH…

Dov’ero rimasto? Al silenzio di qualche secondo. Ultima manciata di popcorn. Poi le casse vomitano suoni definiti e precisi, ma le orecchie necessitano di qualche secondo per abituarsi, gli occhi devono mettere a fuoco le immagini che appaiono inondando la sala di luce. Il coglione che ho davanti si mette quanto più possibile eretto, tagliando con la testa l’angolo in basso a dx dello schermo. E se c’è una cosa che rovina la visione di un film – oltre al gruppetto di amici che chiacchiera e fa battute e ride per tutta la durata del medesimo – è una testa di cazzo in basso a sx o dx. I dettagli passeranno tutti da lì.

Cinema & TV, Cose mie